Carissimi fratelli e sorelle,
C’è qualcosa di profondamente umano nelle porte chiuse.
Non solo quelle fisiche, ma anche quelle interiori: le parti della nostra vita che chiudiamo quando abbiamo paura, quando siamo delusi o incerti. Le chiudiamo dopo una perdita, dopo un fallimento, quando la speranza sembra troppo rischiosa.
Nel Vangelo di oggi, i discepoli sono a porte chiuse. Non stanno festeggiando, ma hanno paura. Tutto ciò in cui avevano creduto sembra essere crollato. E proprio in quella paura, Gesù viene e sta in mezzo a loro. Non forza la porta. Non li rimprovera. Dice semplicemente: «Pace a voi.» Questa è la prima verità della Paqua. Cristo viene a noi come siamo, anche nelle parti che teniamo chiuse. E poi mostra loro le sue ferrite. Il Gesù risorto porta ancora le sue cicatrici, ma non sono più segni di sconfitta. Sono segni di amore. Un amore che è andato fino in fondo. E questo cambia tutto. Perché significa che le nostre ferite non sono rifiutate da Dio: possono diventare luoghi in cui lo incontriamo.
Poi c’è Tommaso. Non solo “Tommaso incredulo”, ma Tommaso sincero. Non vuole fingere. Vuole Vedere, capire. E Gesù non lo rifiuta. Torna e lo incontra esattamente lì dove si trova: <Metti qui il tuo dito…e non essere incredulo, ma credente> Gesù non chiede una fede perfetta. Ma lui invita a un incontro personale. E Tommaso risponde con parole forti e bellissime: <Mio Signore e mio Dio>. Non un’idea. Ma una relazione.
Cosa significa questo per noi?
1. Significa che la fede non è l’assenza di dubbio, ma il coraggio di portare il nostro dubbio a Cristo.
2. Significa che Dio non ha paura delle nostre domande o delle nostre fatiche.
3. E significa che qualunque porta abbiamo chiuso nella nostra vita, Cristo può entrarvi.
Forse la tua porta è il dolore, o la delusione, o il senso di colpa, o semplicemente la stanchezza. Qualunque sia, il messaggio è semplice: Cristo viene comunque. E viene con la pace.
Oggi celebriamo la Domenica della Divina Misericordia. La misericordia significa questo: Dio non si arrende mai con noi. Conosce le nostre ferite e continua a sceglierci. Vede la nostra paura e si avvicina. Conosce i nostri dubbi e ci invita ad andare più in profondità. Questo è il cuore di Dio. E poi Gesù affida una missione: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi.» Chi riceve la pace è mandato a portare pace. Chi riceve misericordia è mandato a donare misericordia. Non in modo Perfetto, ma in modo semplice: con gentilezza, pazienza, perdono e compassione.
Allora oggi rimane una domanda:
1. Quale porta nella mia vita è ancora chiusa?
2. E sono disposto a lasciare che Cristo entri?
Non quando tutto sarà perfetto. Ma adesso.
Perché la Pasqua comincia non quando siamo forti, ma quando permettiamo a Cristo di incontrarci nella nostra debolezza. E da questo incontro, possiamo andare nel mondo come segni della sua pace e della sua misericordia.
SIA LODATO GESU CRISTO…………..
don. Emmanuel Onunkwo
San Leopoldo Mandic, Mirano & San Silvestro Papa, Vetrego – Venezia, Italia
12th April, 2026


