La morte con la speranza della nostra Risurrezione è il tema centrale di oggi. Gesù ci sfida a vivere ogni giorno in una relazione d'amore con lui, affinché, al momento della morte, ci risusciti per ereditare la vita eterna con lui.
Carissimi fratelli e sorelle,
Sappiamo tutti cosa si prova quando nella vita qualcosa sembra arrivare troppo tardi. Un'occasione mancata, una relazione spezzata, una situazione che lentamente svanisce e che ora sembra impossibile da recuperare. È proprio da qui che inizia il Vangelo di oggi.
Marta e Maria dicono a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui…». È una frase piena di fede, ma anche di delusione. È il tipo di preghiera che molti di noi hanno fatto: «Dio, dove eri?». E ciò che colpisce è che Gesù non le corregge né spiega la situazione. Invece, piange, come abbiamo ascoltato nel Vangelo.
«Gesù pianse». Questo semplice momento ci dice qualcosa di profondo: Dio non è distante dal nostro dolore. Non resta fuori dalle nostre lotte. Vi entra dentro. Le sente. Così, quando ci chiediamo se Dio capisca ciò che stiamo vivendo, questo Vangelo ci dà una risposta chiara: sì, lo capisce.
Poi Gesù si reca al sepolcro. E non è solo il sepolcro di Lazzaro quello che vediamo; è anche il nostro. Perché ciascuno di noi porta dentro di sé luoghi della vita che sembrano chiusi, come un sepolcro: ferite che evitiamo, situazioni che pensiamo non cambieranno mai, parti di noi a cui abbiamo silenziosamente rinunciato. Come Marta, spesso pensiamo: è troppo tardi, non si può fare più nulla.
Eppure Gesù dice qualcosa di inatteso: «Togliete la pietra». Prima del miracolo, chiede fiducia. Chiede di aprire ciò che preferiremmo tenere chiuso. E questo è spesso il passo più difficile per noi. Ci abituiamo a ciò che è sepolto. Anche se fa male, almeno è contenuto e prevedibile. Ma Gesù non opera con sepolcri chiusi. Ci chiede di lasciarlo entrare proprio in quei luoghi che vorremmo nascondere.
Poi arriva il momento che cambia tutto: «Lazzaro, vieni fuori!». Con una sola parola, Gesù chiama la vita fuori dalla morte. E Lazzaro esce, ancora avvolto, non ancora del tutto libero, ma vivo. Questo è importante. Quando Dio porta nuova vita in noi, non è sempre immediato o perfetto. Può essere graduale, perfino disordinato. Ma è reale.
E poi Gesù dice: «Liberatelo e lasciatelo andare». Invita gli altri ad aiutare Lazzaro a vivere pienamente di nuovo. Questo ci ricorda che la fede non si vive da soli. Siamo chiamati a sostenerci a vicenda, ad avere pazienza, a perdonare, a camminare insieme agli altri mentre ritrovano la via della vita.
Così questo Vangelo parla direttamente a noi. Ci chiede: a che cosa hai rinunciato? Che cosa hai sepolto? Dove hai deciso che non c'è più nulla da fare? In quei luoghi, Cristo continua a parlare. Continua a chiamarci per nome. Continua a dire: «Vieni fuori».
Perché con Dio non è mai troppo tardi. E a volte tutto comincia con un passo semplice: il coraggio di lasciar rotolare via la pietra e di uscire, lentamente, alla luce.
Che Dio ci aiuti a far tornare alla vita tutto ciò che sembra sepolto nella nostra esistenza. Per Cristo nostro Signore. Amen.
SIA LODATO GESU CRISTO..............



